Crescono sempre più la consapevolezza e l'impegno, anche nel settore della moda, per adottare pratiche più sostenibili e responsabili. Sono moltissimi, infatti, i brand di abbigliamento e accessori che stanno aderendo al green fashion per ridurre l’impatto ambientale e rendere i prodotti di moda più allineati con i principi dell’economia circolare.
Dall'utilizzo di alternative sostenibili ai materiali tradizionali, all'ottimizzazione dei processi produttivi per ridurre gli sprechi, fino allo sviluppo di nuove tecnologie. Anche il mondo della moda vuole contribuire alla transizione ecologica: ecco alcuni esempi di moda etica e sostenibile.
L’impatto del mondo della moda
Durante la COP30 di Belém, la moda è entrata con forza nel dibattito climatico globale. Il settore resta infatti tra i più impattanti a livello ambientale, nonostante i percorsi di sostenibilità già avviati da molte aziende.
Secondo dati del Sole 24 Ore, oggi la moda è un business globale dal valore stimato di circa 1,3 trilioni di dollari ed è indicata come la seconda industria al mondo per consumo di acqua. È inoltre responsabile di una quota compresa tra il 2% e l’8% delle emissioni globali di gas serra, contribuendo in modo significativo alla crisi climatica.
Il contesto della COP30 mette in evidenza una criticità chiara: a pochi anni dal 2030, gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite non sono ancora pienamente a portata di mano e le emissioni continuano a crescere, seppur a un ritmo più lento.
In questo scenario, la moda sostenibile rappresenta l’impegno concreto di alcune realtà, che puntano a ridurre l’impatto ambientale e a promuovere uno sviluppo sociale ed economico più equilibrato, in linea con gli obiettivi fissati a livello internazionale. Vediamo insieme le principali innovazioni.
La sostenibilità passa dai funghi
All'interno dell'industria della moda, la pelletteria è responsabile di danni ambientali collegati all'allevamento di bovini. Oggi una scoperta innovativa può rivoluzionare questo settore, rendendolo più sostenibile: il micelio, un'alternativa alla pelle a base di funghi. Questo materiale deriva dalla parte vegetativa (le “radici”) del fungo e, rispetto alla pelle animale, è meno inquinante e più veloce da produrre. Ha caratteristiche che ricordano aspetto e sensazione della pelle animale, con vantaggi indiscutibili: il micelio, infatti, presenta maggiore durata e resistenza, ma soprattutto non produce emissioni. A portare avanti la sperimentazione sulla “pelle di funghi” è una società di biotecnologia della Carolina del Sud, MycoWorks, ma brand noti come Adidas e Stella McCartney la stanno già utilizzando per sviluppare alcuni prodotti eco-friendly.
Un'iniziativa per produrre cotone rispettando l'ambiente
Per limitare l’impatto ambientale causato dalla produzione di cotone, gli Stati Uniti hanno lanciato il programma “Climate Smart Cotton”. Si tratta di un’iniziativa pensata per intervenire in un settore che, solo per l’industria tessile e dell’abbigliamento, produce ogni anno circa 25 milioni di tonnellate di cotone. Il programma si rivolge direttamente ai coltivatori, promuovendo pratiche agricole più rispettose dell’ambiente e incentivando l’adozione di soluzioni innovative in grado di ridurre le emissioni di CO₂ e il consumo di risorse naturali.
Tessuti riciclati e realizzati con bottiglie PET
Anche i tessuti riciclati svolgono un ruolo fondamentale nella promozione della sostenibilità nell'industria della moda: anziché produrre nuovi materiali da materie prime vergini, i tessuti riciclati sfruttano materiali già esistenti, riducendo così la necessità di estrarre e lavorare nuove risorse naturali. Tra i prodotti innovativi ricavati da materiali riciclati, con processi produttivi a basso impatto ambientale, troviamo ad esempio gli indumenti Polartec, realizzati con filamenti derivati da bottigliette PET.
Anche la moda “sposa” la sostenibilità
Ebbene sì, anche il giorno più bello può contribuire alla salvaguardia dell'ambiente! Alcuni brand, specializzati in abiti da sposa, stanno infatti confezionando modelli 100% sostenibili. È il caso, ad esempio, del marchio australiano Lost in Paris, che rielabora tessuti recuperati nei mercatini dell’usato. Il brand californiano Reformation, invece, realizza abiti da sposa con tessuti invenduti e utilizza packaging interamente vegetali e compostabili. Inoltre, riporta su ogni etichetta quanti kg di CO₂ sono stati emessi e quanti litri di acqua sono serviti per produrre quel determinato capo. Infine, la collezione di abiti da sposa WeDoEco utilizza tessuti eco-certificati, perline in vetro riciclato e cerniere ottenute da materiali riciclati come il PET.
Il tessuto che ricicla le foglie
Ogni anno nelle Filippine circa 40 mila tonnellate di foglie di ananas vengono scartate dopo la raccolta del frutto. Qualcuno, però, ha pensato di dare una seconda vita a questo materiale di scarto, brevettando Piñatex, un tessuto ispirato ai principi dell’economia circolare: si tratta, infatti, di un’alternativa green alla pelle utilizzata nell’industria del fashion. Per realizzarla, vengono estratte dalle foglie di ananas le fibre, che subiscono poi un processo di lavaggio ed essiccazione. E oggi sono centinaia i brand che impiegano questo materiale per produrre sneakers, borse e portafogli.
Una lana che nasce dagli scarti
Nel settore tessile, anche la lana può diventare protagonista di un approccio più sostenibile. Un esempio è rappresentato da ReviWool®, una lana vergine extra-fine e riciclabile che nasce da una filosofia zero waste. Questo materiale è ottenuto recuperando fibre pregiate che derivano dal processo di pettinatura della lana vergine e che, anziché essere scartate, vengono reintrodotte nel ciclo produttivo. Il risultato è un tessuto di alta qualità con un impatto ambientale ridotto. Grazie a tecnologie e brevetti di questo tipo, Manteco, azienda tessile di Prato, nel 2024 ha ridotto:
- 80 mila tonnellate di CO₂ equivalente rispetto al 2023 (-19%);
- oltre 14 ettolitri cubici di acqua (-18,95%);
- 167,81 terajoule di energia (-22,72%).
L’impegno dei player del settore
Accanto alle singole innovazioni, stanno nascendo anche strumenti collettivi per accelerare la transizione sostenibile della moda. È il caso di The Fashion Pact, alleanza che riunisce grandi marchi del settore e che ha lanciato l’iniziativa “European Accelerator”. Il progetto mira a ridurre le emissioni lungo tutta la filiera, a partire dai fornitori europei e italiani, migliorando la raccolta e l’armonizzazione dei dati ambientali e facilitando l’accesso ai finanziamenti per le PMI. La decarbonizzazione del sistema moda europeo è stimata in 4,4 miliardi di euro entro il 2030.
Anche realtà considerate “native sostenibili”, come Patagonia, mostrano quanto il percorso sia complesso. Nel suo ultimo report Work in Progress, l’azienda segnala progressi importanti, come l’eliminazione dei PFAS e l’uso dell’84% di materiali sintetici riciclati, ma anche criticità. Nell’anno fiscale 2024-25 le emissioni hanno raggiunto 178.711 tonnellate di CO₂, a dimostrazione di quanto la transizione richieda tempo e interventi strutturali.
Perché scegliere la moda sostenibile?
Scegliere prodotti d’abbigliamento sostenibili è una scelta di consumo responsabile, che consente di contribuire alla difesa dell’ambiente, della biodiversità e delle risorse naturali della Terra. Inoltre, questo semplice gesto favorisce le aziende di moda più attente alle tematiche sociali, come l’inclusione, il rispetto dei diritti dei lavoratori e l’adozione di sistemi di produzione sostenibili.
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