Le città spugna, o sponge city, sono modelli urbani pensati per trattenere e gestire meglio l’acqua piovana in eccesso, soprattutto durante gli eventi meteorologici intensi.
Quando piove forte in città, infatti, dove va tutta l'acqua in eccesso? Le condizioni climatiche sempre più sfidanti richiedono oggi soluzioni urbane più efficaci e resilienti per gestirla. La risposta più interessante che l'urbanistica contemporanea ha trovato è proprio la città spugna. Vediamo nel dettaglio cos’è e come funziona.
Cosa sono le citta spugna e qual è l’origine del modello
Il termine città spugna, o sponge city, nasce all'inizio degli anni Duemila in Cina, dalla mente del paesaggista Kongjian Yu. Il contesto era semplice: decenni di urbanizzazione avevano trasformato enormi aree verdi in superfici impermeabili. Dove prima la pioggia si infiltrava nel terreno, ora scivolava via tutta insieme, ingolfando fognature e allagando quartieri.
Yu ha avuto un'intuizione tanto semplice quanto radicale. Invece di costruire sistemi sempre più grandi per smaltire l'acqua in fretta, le città avrebbero dovuto imparare ad assorbirla, filtrarla e restituirla lentamente, proprio come un suolo naturale. L’idea alla base delle città spugna, in pratica, consiste nell’usare parchi, tetti, strade e piazze come elementi attivi del ciclo dell'acqua.
Il tema riguarda molto anche l'Italia, dove sempre più città stanno adottando piani e interventi concreti per trasformare asfalto in verde e suolo permeabile.
Come funzionano le città spugna?
Il funzionamento delle città spugna si basa sulla capacità di distribuire l’acqua piovana nello spazio urbano, rallentandone il deflusso e favorendone l’assorbimento dove possibile.
Più precisamente, la "spugnosità" di una città dipende dall'equilibrio tra infrastrutture:
- blu (corsi d'acqua)
- verdi (erba, alberi)
- grigie (edifici, superfici impermeabili).
L'approccio sponge city non è una singola tecnologia, ma un sistema di soluzioni che lavorano insieme con l'obiettivo di rallentare, infiltrare, trattenere:
- tetti verdi: coperture vegetali che trattengono parte delle precipitazioni, abbassano le temperature e riducono il deflusso direttamente alla fonte;
- giardini della pioggia (rain gardens): piccole depressioni nel terreno riempite con substrati drenanti e piante, che raccolgono l'acqua dai tetti e dalle strade lasciandola infiltrare lentamente;
- pavimentazioni permeabili: asfalto drenante o masselli che permettono all'acqua di attraversarli invece di scivolarci sopra;
- zone umide e bacini di ritenzione: aree che trattengono grandi volumi d'acqua durante le piogge intense, rilasciandola gradualmente e filtrando gli inquinanti;
- bioswales: canali vegetati lungo strade e parcheggi, progettati per rallentare e infiltrare il deflusso superficiale;
Questi elementi lavorano a cascata: prima si gestisce l'acqua dove cade, poi a scala di isolato, poi a scala urbana. Così solo quello che non si riesce a trattenere a nessun livello finisce in fognatura.
Esempi di città spugna in Europa
Sempre più città europee si stanno muovendo verso il modello delle sponge city, con approcci diversi ma lo stesso obiettivo.
Rotterdam è uno degli esempi più rappresentativi. Con gran parte del territorio sotto il livello del mare, la città olandese punta sui parchi per trattenere l'acqua in eccesso e rilasciarla nei periodi di siccità. Ha allestito un "giardino spugna" con vegetazione selezionata e sistemi innovativi di stoccaggio idrico. Ma anche serbatoi sotterranei, tetti multifunzione e la waterplein, una piazza con bacini progettati apposta per raccogliere l'acqua piovana.
Anche Copenaghen è un esempio virtuoso. Ha reagito a un nubifragio del 2011 con un piano che combina centinaia di interventi: fossi erbosi, tetti verdi, cortili e parcheggi permeabili, ma anche grandi parchi attrezzati per allagarsi in modo controllato e tunnel sotterranei per deviare il deflusso. Un approccio ibrido, verde e grigio insieme, che l'ha resa un modello globale per l'adattamento climatico.
Berlino, Barcellona e molte altre città sostenibili europee hanno esempi simili, che integrano infrastrutture verdi nella pianificazione urbana come risposta concreta al cambiamento climatico.
Città spugna in Italia: come sta cambiando il modello urbano
Le città spugna in Italia non sono ancora un modello uniforme, ma stanno prendendo forma attraverso progetti locali di adattamento climatico, rigenerazione urbana e gestione sostenibile delle acque piovane.
Il Comune di Prato ha sperimentato un modello di foresta urbana integrata in quattro aree della città. Tra le città pioniere invece, troviamo Bologna: Tra le città pioniere invece, troviamo Bologna: è stata la prima città italiana a dotarsi di un Piano di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, avviato nel 2012 nell'ambito del progetto europeo LIFE BlueAp, e ha prodotto linee guida sul drenaggio urbano sostenibile. Padova, invece, sta portando avanti una serie di interventi: dalla depavimentazione di piazza Savelli ai nuovi rain gardens nella zona industriale, dove il Comune ha approvato, nell'ambito del progetto europeo CONE (Cities of NaturE), un intervento per "sperimentare una soluzione di drenaggio urbano sostenibile e ridurre il deflusso delle acque meteoriche".
Anche Roma, Torino, Genova e Firenze stanno sperimentando soluzioni simili, spesso nell'ambito di programmi europei, integrando verde e drenaggio nei piani urbanistici.
Milano e il piano per assorbire la pioggia
Milano è oggi la città italiana che ha spinto più in avanti questa trasformazione, con un approccio integrato che coinvolge sia il Comune sia il territorio metropolitano.
Il Comune ha avviato 27 cantieri distribuiti nei nove Municipi per trasformare la città in una spugna. La logica è semplice: sostituire l'asfalto impermeabile con suolo drenante, nuovo verde e sistemi di raccolta dell'acqua piovana, per ridurre il rischio di allagamenti e trattenere l'acqua per i periodi di siccità. Ogni cantiere, oltre a gestire l'acqua, porta anche nuovo verde: più alberi, più aree riqualificate, meno caldo d'estate.
La trasformazione non riguarda solo la città: la Città Metropolitana ha realizzato con fondi PNRR il Piano Urbano Integrato Spugna, che conta 90 interventi di drenaggio urbano sostenibile in 32 comuni del territorio milanese.
Perché le sponge city possono cambiare il futuro urbano
Il cambiamento climatico rende questo approccio sempre più importante: le piogge intense sono in aumento e le città tradizionali faticano a tenerle. Trasformare le città in spugne non è solo una soluzione efficace, è anche conveniente e porta benefici per l’ambiente e per le persone. Con meno cemento, più verde, più resilienza le città si proteggono meglio e diventano più vivibili perché questo modello, in fondo, è un modo diverso di pensare la città.
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