L'impianto elettrico di casa ha più livelli di protezione, e uno dei più importanti è l'interruttore magnetotermico. Probabilmente ne hai anche più di uno nel tuo quadro elettrico, ma sapere esattamente a cosa serve può fare la differenza quando qualcosa non va.
Che cos’è e a cosa serve un interruttore magnetotermico
L'interruttore magnetotermico è un dispositivo di sicurezza installato nel quadro elettrico domestico che ha il compito di interrompere automaticamente il flusso di corrente quando rileva anomalie nel circuito.
Il nome combina le due funzioni che svolge: protezione magnetica dai cortocircuiti e termica dai sovraccarichi. In entrambe le situazioni, il dispositivo interviene prima che il calore generato possa danneggiare il cablaggio o causare un incendio.
In un impianto domestico devono essere previste adeguate protezioni contro sovraccarichi e cortocircuiti, secondo i criteri della normativa tecnica per gli impianti elettrici civili CEI 64-8. Queste possono essere realizzate con interruttori magnetotermici separati oppure con dispositivi combinati.
Come funziona e perché scatta?
Come abbiamo visto, il meccanismo interno lavora su due principi fisici distinti, uno termico, più lento, e uno magnetico, quasi istantaneo:
- protezione termica: si attiva in caso di sovraccarico, quando attraverso i cavi passa troppa corrente per un tempo prolungato. All’interno del dispositivo, una lamina bimetallica si riscalda e si deforma fino a provocare l’apertura del circuito. Un esempio tipico è collegare troppi elettrodomestici sullo stesso circuito: phon, ferro da stiro e lavatrice accesi insieme possono innescare l'interruttore nel giro di qualche minuto
- protezione magnetica: si attiva immediatamente in caso di cortocircuito, ossia quando la corrente aumenta improvvisamente in modo molto elevato. L’aumento della corrente attiva una bobina elettromagnetica che fa scattare l’interruttore. Interviene così velocemente perché un cortocircuito non gestito in tempo può danneggiare l'impianto in pochi secondi.
Dopo lo scatto, è possibile provare a riattivare il magnetotermico tramite la leva, dopo aver spento o scollegato alcuni degli apparecchi in funzione. Se l’interruttore scatta nuovamente o la causa non è evidente, è necessario rivolgersi a un elettricista.
Dove si installa l’interruttore magnetotermico?
L'interruttore magnetotermico si trova nel quadro elettrico. Un impianto ben dimensionato prevede un interruttore generale e, di norma, un interruttore magnetotermico dedicato per ogni circuito: per esempio per le luci, le prese e i grandi elettrodomestici.
Questa suddivisione ha un vantaggio pratico evidente: se scatta il magnetotermico della cucina, il resto della casa resta alimentato. Isolare i circuiti rende anche più semplice individuare dove si è verificato il problema.
L'installazione o la sostituzione di un magnetotermico deve essere eseguita da un elettricista abilitato. Non è solo un obbligo normativo: operare su un quadro elettrico senza le competenze necessarie espone a rischi concreti.
Che differenza c’è tra interruttore magnetotermico e differenziale?
Interruttore magnetotermico e differenziale hanno funzioni diverse e spesso complementari. Come detto, l'interruttore magnetotermico protegge l'impianto, cioè tutela i cavi e le apparecchiature da danni dovuti a correnti eccessive.
L'interruttore differenziale, invece, protegge le persone rilevando dispersioni di corrente verso terra. Scatta quando rileva che una parte della corrente sta uscendo dall’impianto in modo anomalo, per esempio a causa di un guasto in un elettrodomestico o in un cavo, riducendo il rischio di scossa elettrica.
I due possono essere separati nel quadro oppure combinati in un unico apparecchio, l'interruttore magnetotermico differenziale, che svolge entrambe le funzioni.
Quanto costa e come sceglierlo?
La scelta non è mai arbitraria: è l'elettricista abilitato a valutare quale magnetotermico sia corretto per ogni circuito, verificando che sia dimensionato in modo adeguato al carico reale e conforme alle normative vigenti. In ogni caso, la scelta del modello dipende da alcuni parametri:
- amperaggio: la corrente nominale del dispositivo, espressa in ampere con il simbolo A, da scegliere in base al carico del circuito e alla sezione dei cavi. In commercio si trovano, per esempio, interruttori magnetotermici da 16A, 20A e 32A, ma il valore corretto deve essere stabilito in base alle caratteristiche dell’impianto
- curva di sgancio: indica il tempo e l'intensità di corrente che il magnetotermico tollera prima di scattare
- numero di poli: dipende dal tipo di impianto, monofase o trifase
- potere di interruzione: espresso in A (ampere) o kA (kiloampere), indica la massima corrente presunta di cortocircuito che il dispositivo può interrompere in sicurezza nelle condizioni previste.
Sul fronte dei costi, un singolo interruttore magnetotermico si colloca generalmente tra i 10 e i 30 euro a seconda del modello. La voce principale resta però la manodopera dell'elettricista, che varia in base alla complessità dell'intervento.
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