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Come leggere l'etichetta alimentare per scelte più sostenibili

Come leggere l'etichetta alimentare - A2A Energia

Ogni volta che facciamo la spesa controlliamo le confezioni dei prodotti, leggiamo gli ingredienti, la data di scadenza, ma l’etichetta alimentare può dirci qualcosa sull’impatto delle nostre scelte? Vediamo insieme quali informazioni si possono trovare e come usarle per fare scelte più sostenibili.

Quali informazioni dell’etichetta aiutano a valutare la sostenibilità

Il Regolamento UE 1169/2011 stabilisce che le informazioni sugli alimenti devono essere riportate in modo chiaro, preciso e comprensibile, senza indurre all’errore i clienti. Sulle etichette si trovano informazioni di diversa natura che si possono dividere in due gruppi:

  • informazioni regolate da norme specifiche: qui rientrano gli ingredienti, l’origine per alcuni prodotti, logo biologico europeo o loghi DOP e IGP
  • messaggi che l’azienda sceglie di aggiungere, come dichiarazioni ambientali o marchi volontari. Per questo gruppo, dal 27 settembre 2026 le regole sono cambiate: devono essere specifici e verificabili per evitare greenwashing e disinformazione.

Vediamo insieme dove trovare queste informazioni e come interpretarle.

Origine e filiera: come leggere le informazioni sull’etichetta

L’origine è una delle informazioni più utili per fare scelte più consapevoli, ma ci sono alcune cose da sapere: non sempre il luogo in cui viene fatto e finito il prodotto coincide con il luogo di provenienza delle materie prime. Per questo le etichette seguono regole chiare. 

Prima di tutto serve sapere cos’è l’ingrediente primario, ovvero quello che supera il 50% dell’alimento o che i consumatori associano all’alimento (come il grano per la pasta). Se sulla confezione compare un richiamo a un paese, anche tramite bandiere, grafiche o simboli, diverso da quello di provenienza dell’ingrediente primario, allora deve essere indicato nell’etichetta. 

In Italia, inoltre, è in vigore fino al 31 dicembre 2026 un regime sperimentale, con possibilità di proroga, che prevede l'obbligo di indicare sempre l'origine della materia prima per alcuni prodotti di largo consumo:

  • riso
  • grano duro usato per la pasta di semola
  • derivati del pomodoro, sughi e salse a base di pomodoro
  • latte e prodotti lattiero-caseari
  • carni suine trasformate.

L’origine è un indicatore importante per fare scelte più sostenibili, ma è solo una parte della filiera, per capire come un alimento è stato coltivato o prodotto possono guidarci le certificazioni ufficiali.

Asserzioni ambientali: come distinguere dichiarazioni e informazioni verificabili

Un’asserzione ambientale si riferisce a qualsiasi messaggio inserito volontariamente sull’etichetta che suggerisce un impatto (positivo, nullo o minore) sull’ambiente. Non si parla solo di frasi, ma anche di immagini o simboli che possono veicolare questo messaggio.

Dal 27 settembre 2026 le regole su questi messaggi sono più stringenti, grazie al decreto legislativo 30/2026, che recepisce in Italia la direttiva europea 2024/825 contro il greenwashing. 

Il decreto vieta in particolare le asserzioni ambientali generiche, cioè quelle che usano termini come “green”, “ecologico” o “rispettoso dell'ambiente" senza spiegare il contesto. Un'azienda può usarle solo se è in grado di dimostrare prestazioni ambientali eccellenti, inerenti al messaggio e riconosciute, per esempio con l'Ecolabel UE o un sistema ufficiale di certificazione ambientale.

Secondo le indicazioni della Commissione Europea, per esempio, “confezione amica del clima” è un messaggio generico, mentre “il 100% dell’energia usata per produrre questa confezione è rinnovabile” è specifica e accettata. Tra le pratiche da evitare rientrano anche:

  • scrivere un vantaggio riferito all’intero prodotto quando in realtà riguarda solo una piccola parte del processo
  • dichiarare impatto neutro o ridotto sulle emissioni basandosi sulla loro compensazione
  • presentare un obbligo di legge come merito distintivo
  • scrivere come vantaggio una caratteristica comune a tutta la categoria di prodotto (l’esempio riportato dalla Commissione è l'acqua in bottiglia “senza glutine”).

Certificazioni: come capire cosa garantiscono realmente

Le certificazioni comunicano cose molto importanti riguardo al prodotto. Il logo biologico europeo, per esempio, compare su prodotti certificati da un organismo di controllo autorizzato e con almeno il 95% di ingredienti biologici. Accanto al logo della certificazione sono presenti il codice dell’organismo di controllo e il luogo di coltivazione delle materie prime. Sui prodotti biologici certificati, termini ambientali generici come “bio” ed “eco” sono accettati proprio perché rimandano al metodo di produzione come stabilito da norme europee.

Tra le certificazioni più diffuse ci sono anche alcuni esempi pensati per tutelare l’origine e la tradizione di alcuni alimenti, più che l’aspetto ambientale:

  • DOP: si usa quando le materie prime e tutte le fasi di produzione sono legate alla zona di riferimento
  • IGP: si usa quando almeno una fase avviene nella zona, mentre le materie prime possono arrivare da altri posti
  • STG: si usa per tutelare un metodo o una ricetta tradizionale, non il legame con il territorio.

Infine ci sono i marchi volontari di sostenibilità che possono riguardare sia l’ambiente sia gli aspetti sociali collegati al prodotto, come le condizioni di lavoro. Dal 27 settembre, però, anche su questo ci sono nuove regole: questi marchi devono essere stabiliti da autorità pubbliche oppure si devono basare su un sistema di certificazione con verifica di terzi indipendenti e requisiti consultabili da tutti, così da renderli più affidabili.

Quali informazioni sulla sostenibilità non possiamo ricavare dall’etichetta

In genere non compaiono in etichetta:

  • l’impatto complessivo del prodotto: emissioni, consumo d’acqua e trasporto di norma non compaiono in etichetta e non hanno un modo prestabilito di essere comunicati nell’insieme
  • km 0: di solito questa informazione si trova nel punto vendita, ma non come etichetta sul prodotto stesso
  • stagionalità del prodotto: non viene indicata sull’etichetta alimentare ma resta un criterio utile per scegliere, soprattutto quando si tratta di prodotti ortofrutticoli.

Per una spesa sostenibile, quindi, conviene usare l'etichetta insieme ad altri strumenti: scegliere prodotti di stagione, leggere le informazioni esposte nel punto vendita e, quando serve, approfondire sui canali del produttore. Bastano pochi secondi in più davanti allo scaffale per fare scelte più consapevoli ogni giorno.

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