Rendere i processi produttivi più efficienti, ridurre i consumi energetici e accompagnare le imprese nella transizione digitale e sostenibile. È nato con questi obiettivi il Piano Transizione 5.0, uno degli incentivi pensati per il sistema industriale italiano negli ultimi anni.
Cos’è il Piano Transizione 5.0 originario e come funzionava
Il piano 2024-2025 si rivolgeva a tutte le imprese residenti in Italia, indipendentemente da dimensione e settore, e metteva a disposizione un credito d'imposta fino al 45% per chi investiva in tre ambiti principali:
- beni strumentali avanzati interconnessi ai sistemi aziendali;
- impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili destinata all'autoconsumo;
- formazione del personale su temi legati alla transizione energetica e digitale.
Il filo conduttore era uno solo: dimostrare un risparmio energetico misurabile, almeno il 3% sull'intera struttura produttiva o il 5% sul singolo processo interessato dall'investimento. Senza quel risultato, nessun beneficio.
Nuovo Piano Transizione 5.0 dal 2026: cosa cambia con l’iperammortamento
Il ciclo originario del piano si è chiuso a fine 2025. Dal 1° gennaio 2026 è attivo un piano rinnovato, che copre gli investimenti fino al 30 settembre 2028. Il meccanismo cambia: il credito d'imposta lascia il posto all'iperammortamento, uno strumento fiscale che permette di dedurre dalle imposte sui redditi una quota maggiorata del costo dei beni acquistati.
La logica di fondo rimane quella di sempre: sostenere chi investe in innovazione con l'obiettivo di migliorare l'efficienza energetica e la competitività. Cambiano invece le percentuali, gli adempimenti e alcune categorie di beni agevolabili.
Tra le novità più rilevanti, è stato eliminato il vincolo che limitava gli acquisti ai soli prodotti fabbricati in Europa, ampliando la platea di fornitori a cui le imprese possono rivolgersi. Restano alcune specificità per i moduli fotovoltaici destinati all'autoconsumo.
Un'altra indicazione importante riguarda i software. I programmi erogati in modalità cloud, cioè attraverso canoni di abbonamento ricorrenti, non rientrano tra i beni agevolabili nel nuovo piano.
Sul fronte degli adempimenti, il nuovo schema introduce comunicazioni periodiche obbligatorie con cadenze annuali per il monitoraggio della spesa e la definizione del piano di ammortamento. Conoscere in anticipo queste scadenze aiuta a organizzarsi e a evitare problemi operativi.
Come richiedere il Piano Transizione 5.0 tramite il GSE
Se la tua azienda ha effettuato prenotazioni nell'ambito del piano 2024-2025, il primo passo è verificare direttamente sul portale del GSE lo stato della propria posizione e l'ammontare del credito d'imposta comunicato. Il GSE trasmette le informazioni anche all'Agenzia delle Entrate, quindi è importante avere un quadro chiaro prima di procedere con qualsiasi utilizzo in compensazione.
Se invece stai valutando nuovi investimenti, il decreto attuativo del piano 2026–2028 è stato firmato a maggio 2026 e le prenotazioni sulla piattaforma del GSE sono ancora in via di apertura.
I criteri tecnici di base non sono cambiati: serve sempre dimostrare un risparmio energetico misurabile, supportato da certificazioni rilasciate da soggetti abilitati prima e dopo l'investimento. Prima di muoverti, vale la pena costruire un progetto tecnico solido fin dall'inizio, con la documentazione in ordine.
Quali sono i prossimi step per le aziende interessate
Il quadro normativo su Transizione 5.0 è in continua evoluzione e le modalità di richiesta sono ancora in definizione. Per prendere decisioni informate e restare aggiornati su tutte le evoluzioni ci sono i portali del GSE e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dove vengono pubblicati decreti attuativi, FAQ e aggiornamenti operativi.
E per non perdere le novità che contano su energia e sostenibilità per le imprese, compila il form e iscriviti alla nostra newsletter!